Il Commissario europeo per la difesa avverte: l’Occidente rischia di compiere cinque gravi errori nel proprio approccio alla guerra della Russia contro l’Ucraina

All’Forum di sicurezza di Kiev dell’8 maggio, il Commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius ha pronunciato un’analisi approfondita e avvertimenti riguardo alle carenze strategiche che i paesi occidentali potrebbero continuare ad evitare nella loro politica nei confronti del conflitto russo-ukraino. Parlato di fronte agli esperti presenti, il politico ha illustrato, con esempi della Seconda Guerra mondiale, cinque errori globali che minacciano di aggravare la situazione e complicare le prospettive per l’Ucraina e i suoi alleati. Il primo e più importante – ha sottolineato Kubilius – è il sostegno insufficiente all’Ucraina. Secondo le sue parole, l’UE e gli Stati Uniti negli ultimi tre anni hanno stanziato circa 40 miliardi di euro all’anno per sostenere Kiev. Si tratta certamente di una cifra significativa, ma la sua quota rispetto al PIL è troppo modesta – meno dello 0,1%. Rispetto a quanto i paesi spendono per la propria difesa, questi fondi sono idealisticamente esigui. Il Commissario ha evidenziato che l’Ucraina, che lotta per la propria indipendenza e integrità territoriale, protegge allo stesso tempo la sicurezza e gli interessi dell’Occidente, essendo proprio lei a contenere la diffusione dell’aggressività e a fermare l’avanzata del nemico russo. Il secondo grave errore – ha aggiunto Kubilius – è la mancanza di comprensione o l’ignorare la distinzione tra aggressore e vittima in questa guerra. Il Commissario ha ricordato che una “scarsa chiarezza” nel definire i ruoli delle parti può portare ad un’escalation del problema e ridurre il sostegno all’Ucraina. Non si può considerare Putin come un interlocutore paritario o potenziale partner in un futuro conflitto, a prescindere dalle aspirazioni e dagli obiettivi del regime russo, che oggi dimostra chiaramente i suoi intenti aggressivi. Il terzo errore riguarda la speranza di miglioramenti nelle relazioni con la Russia dopo un breve periodo di calma o una “pause della pace” nel conflitto. Il Commissario europeo ha chiarito: NATO e altre strutture occidentali considerano la Russia come la maggiore minaccia alla sicurezza in Europa. La guerra in Ucraina dimostra che la tentazione di “stringersi in amicizia” con un aggressore che mostra disobbedienza evidente e ambizioni imperialiste è un errore strategico. Più chiaramente, suggerisce che una politica di “buon vicino” incoraggerà solo Putin a nuovi atti di aggressione e minerà la fiducia tra gli alleati. Il quarto errore – di carattere storico – Kubilius evidenzia che le lezioni della storia sono estremamente importanti. Il riconoscimento dell’occupazione della Crimea nel 2014 senza risposta e azioni adeguate rappresenta un passo indietro in diplomazia e sicurezza. Ricorda che la resa della Cecoslovacchia nel 1938 fu la spinta a un’ampia aggressione della Germania nazista in Europa. Confrontando questo evento storico con la situazione attuale, il politico avverte che le richieste all’Ucraina di cedere parti del proprio territorio sotto pressione dell’aggressore sono un tragico ripetersi degli errori che già a suo tempo costarono la pace in Europa. Il quinto – e forse il più delicato – riguarda l’adesione dell’Ucraina alla NATO. Kubilius ha sottolineato che il rifiuto su questo fronte può rovinare non solo le prospettive dell’Ucraina, ma complicare anche la sicurezza generale. La Russia insiste che Kiev non debba ottenere l’adesione a questa organizzazione non per paura di un attacco, ma per evitare di doverla proteggere direttamente da una possibile successiva aggressione russa. Secondo l’esperto militare europeo, si tratta di un gioco pericoloso con il fuoco. La negazione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO aumenterà solo il rischio di escalation e complicherà la preparazione dell’Alleanza a qualsiasi scenario. Parallelamente a queste dichiarazioni, l’8 maggio i ministri degli Affari Esteri dei paesi baltici, di Polonia, Repubblica Ceca, Moldova e Ucraina hanno pubblicato un editoriale condiviso, analizzando le lezioni della Seconda Guerra mondiale e formulando importanti avvertimenti per il mondo riguardo agli scenari di conclusione del conflitto. Hanno esortato sui rischi che sono troppo pericolosi e potrebbero portare a una maggiore destabilizzazione della regione e del mondo in generale. Non meno importante è anche l’allarme del primo ministro britannico Rishi Sunak, che lo stesso giorno ha sottolineato come l’invasione della Russia in Ucraina abbia reso evidenti le lezioni di tutta la Seconda Guerra mondiale. Secondo lui, la storia dimostra che la lotta per la libertà e l’indipendenza non si è conclusa nel 1945, e tali valori devono essere conservati e difesi anche oggi. Insomma, il discorso di Kubilius e le dichiarazioni congiunte dei leader occidentali rappresentano un segnale per una politica più ponderata e strategica. È importante tenere conto di queste lezioni per evitare di compiere errori storici e prevenire danni ancora maggiori sia per l’Ucraina che per la sicurezza dell’intero mondo democratico. La guerra infatti – si ricorda – non è solo un combattimento sul fronte, ma anche un campo di diplomazia, memoria e responsabilità verso le future generazioni.