Aumento delle tensioni tra India e Pakistan: oltre 30 morti a seguito di nuovi bombardamenti

Nella regione del Kashmir si registra nuovamente un alto livello di tensione dopo che la parte pakistana ha dichiarato di aver subito ingenti perdite umane a causa degli attacchi indiani. Secondo le ultime informazioni pubblicate dai media, il numero di vittime di questo conflitto è salito ad almeno 31 persone, altre oltre 50 sono rimaste gravemente ferite. Le notizie, citando ufficiali militari e rappresentanti delle strutture difensive, sono state riportate da media stranieri, tra cui CNN e fonti del ministero della difesa indiano. Secondo i dati ufficiali della parte pakistana, a seguito di recenti attacchi aerei e missilistici contro obiettivi militari chiave nel territorio indiano, 31 persone hanno perso la vita, tra cui civili, e altre 57 sono rimaste ferite, anche nelle zone di prima linea. Contestualmente, dall'India è arrivata l'informazione che gli attacchi hanno colpito principalmente la parte del Kashmir sotto controllo indiano, dove, secondo fonti locali, sono state uccise 12 civili e altre 57 sono state ferite. Il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha sottolineato ai media che il loro paese adotta una politica rigorosa di impiego della forza militare esclusivamente contro obiettivi militari e non mira direttamente alla popolazione civile. In una dichiarazione, ha affermato: «Non attaccheremo mai i civili. Nel rispetto del diritto internazionale, operiamo esclusivamente sul piano militare. La nostra principale intenzione è limitare il conflitto usando mezzi militari e prevenire una catastrofe umanitaria». In modo diretto, ha aggiunto: «Ci riserviamo il diritto di rispondere esclusivamente con metodi militari e intendiamo risolvere la situazione diplomaticamente». La storia delle tensioni risale alla notte precedente, quando la parte pakistana ha riferito di aver perso 8 cittadini a seguito di nuovi attacchi indiani contro il proprio territorio. In risposta, il Pakistan ha dichiarato di aver abbattuto cinque aerei e droni indiani, confermando la propria capacità di resistere a qualsiasi aggressione. Da parte indiana, le autorità hanno annunciato che i loro bombardamenti sono stati diretti su nove obiettivi nell'ambito dell’“Operazione Sindur”, che, a loro avviso, mirava a neutralizzare obiettivi militari dell’avversario. Secondo fonti ufficiali, queste azioni hanno portato alla distruzione di diversi obiettivi, con le forze armate indiane che assicurano di non aver preso di mira civili. Intanto, le tensioni non si allentano e l’escalation del conflitto ha una risonanza globale più ampia. Paesi e organizzazioni internazionali invitano le nazioni coinvolte alla moderazione e a tornare rapidamente a un dialogo diplomatico. In particolare, l’Ucraina, con una dichiarazione ufficiale, ha chiesto a India e Pakistan di cercare vie per una soluzione pacifica della disputa, evitando un’ulteriore escalation che potrebbe minacciare la stabilità della regione. Il conflitto nel Kashmir ricorda ancora una volta il livello elevato di tensione già presente da anni, e questa nuova escalation mette a rischio non solo la sicurezza della regione, ma anche un possibile passaggio della situazione in una fase ancora più pericolosa. Osservatori internazionali e missioni diplomatiche chiedono un immediato cessate-il-fuoco e il ritorno ai negoziati per evitare una crisi umanitaria di vaste proporzioni e risolvere le controversie nel rispetto degli standard internazionali e della diplomazia.