Le indagini sul caso dell’ex vice capo dell’Ufficio del Presidente Andrij Smirnov, collegato alle accuse di reati di corruzione, si sono concluse nella fase di indagine preliminare

Secondo fonti ufficiali del servizio stampa della SAP e del NABU, questa fase rappresenta il logico completamento della fase attiva delle indagini su questa vicenda, che ha suscitato un notevole risalto pubblico e attirato l’attenzione sul livello di corruzione ai più alti livelli del potere statale. Come comunicato dagli uffici stampa delle agenzie anticorruzione, il 6 maggio 2025 il procuratore della Procuratura Specializzata Anticorruzione ha deciso di terminare le indagini preliminari relative a questo caso, che coinvolgeva l’ex vice capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina e proprietario di una società di costruzioni. Si segnala che gli investigatori della NABU, dopo le appropriate azioni procedurali, hanno trasmesso i materiali del caso alla difesa per la familiarizzazione, un passaggio importante nella conclusione delle attività investigative che apre la strada al processo giudiziario. Prima di ciò, il 5 maggio, il Tribunale Anticorruzione di alto livello ha parzialmente accolto la richiesta dell’investigatore della NABU di modificare la misura cautelare nei confronti dell’indagato. La misura precedentemente applicata, sotto forma di cauzione, è stata annullata e il tribunale ha stabilito la custodia cautelare in carcere con possibilità di versare una cauzione come alternativa. Questa decisione ha consentito all’imputato di rimanere libero, pur sotto misure più severe di cautela. Secondo le indagini, nel periodo dal 2020 al 2022 l’indagato ha acquisito attività per un valore di 17,1 milioni di hryvnia, gran parte delle quali non sono state giustificate con mezzi leciti. Secondo i dati ufficiali, il reddito ufficiale dell’ufficiale in quel periodo ammontava a oltre 1,3 milioni di hryvnia, creando una differenza di più di 15,7 milioni di hryvnia che gli investigatori ritengono siano stati ottenuti in modo illecito. Inoltre, al fine di occultarne l’origine, l’ufficiale ha intestato la maggior parte delle attività al proprio fratello, riservandosi il diritto di gestirle autonomamente. Gli investigatori hanno prestato particolare attenzione a un altro episodio nella sfera d’attività dell’indagato: tra il 2019 e il 2021 egli avrebbe illegalmente raccolto somme di contanti, che poi avrebbe intesolegittimare attraverso la costruzione di case private nella zona di riposo della regione di Odessa. Secondo le indagini, a tali scopi sarebbero stati spesi circa 6,5 milioni di hryvnia, trasferiti a una nota società di costruzioni, di proprietà collegata all’indagato tramite la registrazione di immobili sia su una società sia su un mandatario. Un altro episodio trattato nel caso riguarda una proposta di tangente di 100.000 dollari indirizzata a un responsabile di una società di costruzioni. Secondo le indagini, nel 2022 l’indagato si rivolse al proprietario della società chiedendo di facilitare l’annullamento di una decisione dell’Autorità Antimonopoly dell’Ucraina, favorevole al suo coimputato, in cambio di pagamenti sotto forma di lavori e servizi. Così, abusando della posizione ufficiale, l’ufficiale contribuì a far adottare la decisione desiderata, aiutando l’azienda vincitrice a ottenere gare d’appalto che avevano un impatto significativo sulla concorrenza nel settore. Smirnov stesso è già stato più volte sottoposto a responsabilità. Il 16 aprile 2025 gli è stata notificata una nuova imputazione per aver legalizzato redditi illeciti e aver ricevuto una grande tangente, pari a oltre 15,7 milioni di hryvnia. Le testimonianze dell’indagato, che in precedenza aveva rifiutato di collaborare con gli investigatori, indicano ulteriori tentativi di nascondere i reati e di eludere la responsabilità. Attualmente l’ufficiale è agli arresti domiciliari, e il 6 maggio gli è stata versata una cauzione di 18 milioni di hryvnia, che gli ha permesso di restare libero. La reazione di Smirnov alla nuova fase del caso è stata sobria. Ha affermato di ritenere che gli investigatori e i procuratori abbiano agito frettolosamente, collegando tali azioni a limiti temporali dell’indagine e a pressioni politiche. Nonostante ciò, il procedimento prosegue verso la fase giudiziaria e la decisione definitiva sulla colpevolezza o innocenza dell’indagato non sarà probabilmente presa in tempi brevi. Questo caso, che mette in luce schemi di abuso di potere per arricchirsi e evitare responsabilità, è diventato uno dei più significativi nel contesto della lotta alla corruzione ai livelli più alti del governo. Al contempo, mette in discussione l’efficacia del sistema anticorruzione e rafforza la necessità di riformare le istituzioni per una maggiore trasparenza e responsabilità. Si prevede che nel prossimo futuro questa vicenda passerà al giudizio finale, con una decisione che invierà un segnale importante all’intero meccanismo statale di contrasto alla corruzione.