La Romania risponde a Putin: gli sforzi di accusa a Bucarest per la guerra in Ucraina hanno ricevuto una netta reprimenda

Chas Pravdy - 07 Maggio 2025 13:48

Nelle attuali relazioni geopolitiche e nelle discussioni diplomatiche tra i paesi membri della NATO e la Russia, negli ultimi tempi si sta facendo sempre più pressante la questione della responsabilità per la guerra in corso in Ucraina. L’ultimo intervento del presidente russo Vladimir Putin, in cui accusa Romania e Bulgaria di favorire le tensioni e si assume una significativa parte di responsabilità per il conflitto devastante, ha suscitato una dura reazione da parte dell’ufficiale Bucarest. Il Ministero degli Esteri della Romania ha diffuso una risposta netta e decisa attraverso il portavoce Andrei Țărnea, il quale ha sottolineato che ogni accusa della leadership russa non è che un tentativo di attribuire la responsabilità dell’aggressione ad altri paesi. Secondo il rappresentante diplomatico, la decisione della Romania di entrare nella NATO è una scelta sovrana dei cittadini liberi del paese e degli Stati alleati, e in nessun modo minaccia la stabilità o la sicurezza della regione. Al contrario, ha evidenziato Țărnea, questa integrazione strategica è una risposta all’aggressione russa e all’intento di difendere lo spazio europeo dall’arbitrio della Russia contaminato dalla guerra. Il portavoce ha inoltre sottolineato che Putin, nel suo discorso, torna ai già noti narrativi, che furono pretesto per scatenare la guerra, tra cui l’annessione della Crimea e il conflitto su vasta scala in Ucraina. “L’unica minaccia reale alla stabilità regionale in Europa è la Federazione Russa. Essa conduce una guerra illegale, bombarda brutalmente la popolazione civile e commette numerosi crimini di guerra. Inoltre, il Cremlino diffonde attivamente disinformazione e conduce una propaganda anti-europea e anti-NATO, mirata a indebolire l’unità dei valori occidentali”, ha affermato Țărnea. Rispondendo con cautela e al tempo stesso con fermezza alle accuse, nel suo intervento ha evidenziato che la Russia utilizza strumenti propagandistici per giustificare la propria aggressione. Così, un esempio emblematico è il documentario propagandistico intitolato “Russia. Cremlino. Putin. 25 anni”, trasmesso dal canale statale russo “Russia-1”. Questo film, basato su filmati d’archivio e interviste, include anche una frase del leader russo, pronunciata qualche anno fa, in cui Putin accusa la possibile presenza di basi americane in Bulgaria e Romania nel contesto dell’espansione statunitense. La sequenza include citazioni moderne in cui si afferma che i suoi precedenti commenti miravano a comunicare il concetto all’Occidente e a osservare la reazione, che però non ha soddisfatto le sue aspettative, portando infine alla guerra in Ucraina. Le immagini e i commenti mostrati confermano che il Cremlino cerca di giustificare la propria aggressione anche attraverso idee di “minaccia” proveniente dalla NATO e dall’Occidente. Inoltre, nel filmato si fa menzione del fatto che Putin, in numerose interviste e discorsi, ha sempre sostenuto una vecchia concezione, soprattutto riguardo all’annessione della Crimea e alla guerra in Ucraina, difendendo le sue azioni e giustificandole con la necessità di tutelare gli interessi russi. Osservatori statunitensi ed europei hanno notato che in questa produzione viene fatto un uso grezzo e cinico della storia e degli eventi attuali per costruire un fronte ideologico finalizzato esclusivamente a giustificare la politica di Putin. Secondo i rapporti, le affermazioni di Putin e le registrazioni d’archivio presenti nel film sono parte di una campagna informativa volta a rafforzare il sostegno in Russia e a creare un’immagine idealizzata del leader agli occhi dei suoi sostenitori. È importante sottolineare che questi messaggi sono accompagnati attivamente da inviti a “difendere gli interessi russi” e da negazioni di eventuali provocazioni da parte dell’Occidente. Allo stesso tempo, Putin, nelle sue dichiarazioni, ribadisce più volte che il suo obiettivo è esclusivamente mantenere l’influenza della Russia, anche attraverso la guerra, e manifesta la speranza che un eventuale impiego nucleare possa essere evitato in futuro. Anche il parlamento romeno è coinvolto in vivaci discussioni politiche sulla guerra e le sue conseguenze. In particolare, si segnala che la vittoria nel primo turno delle elezioni presidenziali di inizio maggio è andata al candidato di estrema destra George Simion, che esprime apertamente vedute filo-russe. La sua affermazione è stata di circa il 41%, mentre il suo principale rivale, il sindaco liberale di Bucarest Nicușor Dan, ha ottenuto meno del 21%. Sebbene nel 2024 Simion fosse stato vietato di entrare in Ucraina a causa delle sue attività anti-ukrainiane, i suoi sostenitori continuano a sostenere una politica aperta verso la Russia e si oppongono alla fornitura di armi all’esercito ucraino. Questi eventi mostrano non solo una tensione politica interna nella società, ma anche un’intensa cornice geopolitica. La Romania, come paese membro della NATO e tra i partner più attivi dell’Ucraina, mantiene una posizione diplomatica indipendente e libera, respingendo qualsiasi accusa infondata e cercando di garantire la sicurezza e la stabilità nella regione, rispondendo attivamente agli sforzi propagandistici russi di seminare divisioni e sfiducia.

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