Russia considera la sicurezza dei partecipanti alla parata di Mosca una questione di politica interna – Fico

Nel quadro di intensi dibattiti diplomatici sul futuro evento a Mosca, il Primo Ministro della Slovacchia Robert Fico ha espresso la sua posizione ferma riguardo alla sicurezza dei partecipanti alla tradizionale parata militare che si terrà il 9 maggio. In conferenza stampa, ha sottolineato che la garanzia della sicurezza delle delegazioni provenienti da diversi paesi del mondo spetta esclusivamente alla Russia, e ha invitato a non cadere in manipolazioni politiche in questo ambito. In particolare, Fico ha reagito duramente alle parole del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, che in precedenza aveva dichiarato che l’Ucraina non è in grado di garantire la sicurezza dei politici stranieri durante le celebrazioni a Mosca, considerando la difficile situazione di sicurezza in Russia. Il premier slovacco ha evidenziato che le dichiarazioni di Zelensky possono mettere a rischio la vita e la salute di diplomatici e alti funzionari dei paesi appartenenti a coalizioni internazionali, e ritiene tali affermazioni inaccettabili. «Ribadisco pienamente che qualsiasi minaccia alla sicurezza da parte di leader politici è inaccettabile, poiché non si tratta solo di diplomazia, ma di una questione vitale di sicurezza internazionale. La sicurezza dei partecipanti è una questione interna della Russia, e questo paese deve garantire autonomamente condizioni adeguate per eventi di questa portata. Tuttavia, se qualche collega fa anche solo ipotesi di potenziali rischi o ricorre a provocazioni, ciò non tranquillizza e può portare a conseguenze negative», ha dichiarato Fico. Ha nuovamente sottolineato che, nel discutere del greco della vittoria sul fascismo nel 1945, è importante non perdere di vista il ruolo storico dell’Ucraina nella Seconda guerra mondiale. Secondo le parole del premier slovacco, non si può ridurre i futuri eventi commemorativi a conflitti politici o ideologici del passato, poiché attualmente è fondamentale mostrare unità nella lotta contro l’aggressione odierna. «Mi è sembrato estremamente spiacevole vedere come molti politici, tra cui Zelensky, iniziano a confondere il passato storico con il presente. L’Ucraina durante il 1941-1945 ha subito enormi perdite nella lotta contro il fascismo. Per questo motivo, oggi è importante mostrare rispetto e venerazione per i miti storici, e non cedere alle provocazioni che potrebbero macchiare la memoria di coloro che hanno dato la vita per la libertà», ha aggiunto. Parlando dei rischi e delle difficoltà, Fico ha evidenziato che sostiene un atteggiamento rispettoso verso la storia e insiste sulla necessità di evitare conflitti su date importanti. Secondo lui, una solidarietà simbolica con le vittime della guerra deve manifestarsi nel rispetto e nel ricordo, e non in provocazioni politiche o dichiarazioni affrettate. In questa tensione diplomatica, il 3 maggio il presidente Zelensky ha ufficialmente dichiarato che l’Ucraina non sarà responsabile della sicurezza delle delegazioni straniere e degli ospiti previsti a Mosca per le celebrazioni del 9 maggio. Secondo lui, la Russia può compiere provocazioni in qualsiasi momento, rendendo l’onere della responsabilità per la loro sicurezza impossibile da sopportare per le autorità ucraine. Il quadro diplomatico si arricchisce anche con le dichiarazioni di politici europei. Ad esempio, la principale diplomatica dell’Unione Europea, Kaja Kallas, che ad aprile aveva invitato i leader europei a non partecipare alle celebrazioni militari a Mosca di quest’anno. Ella ha sottolineato che dimostrare solidarietà con l’Ucraina è più importante che partecipare formalmente ai cortei o agli eventi ufficiali, che potrebbero essere strumenti di propaganda del Cremlino. In generale, la situazione intorno al 9 maggio a Mosca sta diventando un oggetto non solo di dibattiti diplomatici, ma anche di una battaglia simbolica per la verità storica e per la posizione politica nel contesto della guerra attuale. Dalla prospettiva della comunità internazionale, è chiaro che le questioni di sicurezza e di memoria storica rimangono centrali nelle discussioni politiche, richiedendo delicatezza e responsabilità da tutte le parti.