Minaccia alla frontiera: gli Stati Uniti ampliano la presenza militare lungo il confine con il Messico
Nell’ambito del potenziamento delle misure di controllo alle frontiere meridionali, recentemente gli Stati Uniti hanno annunciato la creazione di una nuova zona militare lungo il confine con il Messico, suscitando un notevole scalpore nella società e tra gli esperti. Dopo aver individuato un’altra area di destinazione militare nello stato del Nuovo Messico lo scorso mese, ora l’amministrazione statunitense ha deciso di espandere questa pratica, aggiungendo un’altra area nel territorio del Texas. Questa regione riveste particolare importanza, poiché qui, secondo fonti, i militari hanno ottenuto il diritto di trattenere temporaneamente migranti e altri soggetti particolarmente vulnerabili che violano il confine, svolgendo funzioni che in precedenza rientravano nella giurisdizione delle forze di polizia civili. Secondo informazioni ufficiali, nella tarda serata di giovedì i rappresentanti delle forze armate statunitensi hanno annunciato la creazione della cosiddetta “Zona di Difesa Nazionale del Texas” – una striscia lunga oltre 60 miglia (circa 100 chilometri), che si estende lungo una linea orientale dal confine degli stati del Texas e del New Mexico nell’area di El Paso. Questa territorio rappresenta un nuovo episodio nella politica dell’amministrazione, volta a rafforzare il controllo sull’afflusso di migranti provenienti dal Messico. È importante sottolineare che la responsabilità di arrestare le traversate clandestine rimane al servizio di dogana e confine degli Stati Uniti, che ha giurisdizione in questa regione. I militari, secondo quanto affermano, non eseguono arresti autonomamente, ma consegnano i nuclei catturati alla pattuglia di confine o ad altri organi di polizia. Come segnala il procuratore dello stato del Nuovo Messico, in questa zona sono già stati registrati oltre 80 casi di detenzione di migranti, ai quali sono state formalmente contestate accuse per aver attraversato illegalmente il confine in una zona militare. Tuttavia, va precisato che, in realtà, ad effettuare le catture non sono stati i militari, ma gli agenti delle forze di frontiera. Questo passo volto a utilizzare il potenziale militare per accelerare le operazioni di cattura dei migranti e rafforzare il controllo transfrontaliero, formalizzandolo come misura esclusivamente militare, apparentemente mira a sfruttare la legge statunitense, in particolare il Law of Rebellion del 1807, che conferisce al presidente poteri speciali in caso di disordini civili o situazioni di crisi. La Casa Bianca di Donald Trump cerca di applicare questa base legale per evitare ostruzioni burocratiche e rispondere più rapidamente alla crescente pressione migratoria. Secondo le ultime informazioni, nel paese sono attualmente presenti circa 11.900 militari che garantiscono 24 ore su 24 la sorveglianza del confine e partecipano alle operazioni di controllo. Le statistiche indicano che nel marzo di quest’anno il numero di attraversamenti clandestini al confine ha raggiunto il livello più basso nella storia delle osservazioni, forse parzialmente grazie alle misure di rafforzamento del contrasto. In risposta a tali iniziative, il presidente Trump, salito al potere con un programma ambizioso di lotta all’immigrazione illegale, ha lanciato una vasta campagna di aumento della presenza militare al confine meridionale. Nei suoi discorsi ha più volte promesso di deportare milioni di immigrati clandestini negli Stati Uniti e ha introdotto misure dure e talvolta controverse per il controllo della situazione. Ad aprile, l’amministrazione ha ampliato queste iniziative annunciando che la striscia di oltre 440 chilometri quadrati nella zona del Nuovo Messico sarà classificata come “Zona di Difesa Nazionale”, consentendo di impiegare i militari su una scala più ampia. Queste misure suscitano crescenti controversie tra la società e tra gli esperti, poiché pongono in discussione il delicato equilibrio tra sicurezza e diritti umani, mettendo in evidenza le crescenti tensioni politiche sul tema dell’immigrazione negli Stati Uniti. Mentre una parte della popolazione vede in queste azioni un “neccessario passo di sicurezza”, un’altra esprime preoccupazione per possibili abusi di potere e violazioni dei diritti dei migranti. In generale, la creazione di nuove zone militari lungo il confine messicano rappresenta una fase completamente nuova nella politica migratoria contemporanea degli Stati Uniti, riflettendo una strategia in rapido cambiamento per combattere il fenomeno dell’ingresso clandestino e dimostrando la volontà dell’amministrazione di rendere più rigido e mobile il controllo di frontiera.