Secondo le informazioni dell’agenzia Reuters, il Belgio si appresta a compiere un passo storico nel processo di confisca delle attività russe congelate, il che potrebbe avere un impatto significativo sull’andamento delle modalità di sanzioni internazionali e sulla politica finanziaria dell’Unione Europea nei confronti di Mosca
Nell’ambito di questa iniziativa, la società finanziaria belga Euroclear prevede di confiscare e redistribuire circa tre miliardi di euro dal totale delle riserve di fondi russi congelati, attualmente soggetti a sanzioni. Questa decisione è stata presa in un contesto di lungo conflitto tra Occidente e Russia, in particolare dopo l’invasione su larga scala di Mosca in Ucraina, avvenuta a febbraio 2022, che ha provocato pesanti restrizioni sanzionatorie e la confisca di attività di investitori russi in Europa. Secondo fonti informate sulla situazione, questi fondi saranno utilizzati per risarcire gli investitori occidentali che hanno perso i loro soldi a causa della confisca delle attività russe. Si sottolinea inoltre che Euroclear intende redistribuire 3 miliardi di euro da circa 10 miliardi di euro, ovvero la somma di denaro liquido in possesso di soggetti giuridici e fisici russi soggetti a sanzioni UE. Attualmente sono in discussione chi effettivamente riceverà queste somme, dato che non sono state ancora divulgate le modalità di ripartizione definitive; è però noto che la decisione di poter sbloccare tali somme è stata presa a marzo sulla base di disposizioni delle autorità belghe. Inoltre, alla luce di questi sviluppi, Euroclear ha già informato i propri clienti circa i futuri pagamenti, inviando a fine scorsa settimana un documento informativo. Nell’annuncio, la società ha confermato di aver ottenuto l’autorizzazione dalle autorità belghe per lo scongelamento e la trasmissione dei fondi. Tuttavia, Reuters evidenzia che restano da chiarire i dettagli circa i soggetti russi proprietari di attività – i fondi dei quali si intende confiscare – e le eventuali implicazioni legali di questa operazione. È importante considerare che questa mossa aumenta la pressione dell’Occidente sulla Russia. Secondo alcune fonti, infatti, circa 200 miliardi di euro di riserve della Banca Centrale russa, depositate all’interno dell’UE e tuttora congelate, non saranno coinvolte da questa confisca. Tuttavia, tali asset – tra cui contanti, azioni e obbligazioni detenute tramite Euroclear – rappresentano una leva economica significativa e possono essere utilizzati come strumento di pressione e come elemento di leva politica e diplomatica per bloccare le azioni russe e cercare soluzioni diplomatiche al conflitto. Per Mosca, questa mossa potrebbe indurre una nuova escalation delle tensioni, poiché già aveva avvertito che qualsiasi confisca dei propri fondi, destinata a finanziare le esigenze dell’Ucraina, sarebbe considerata come una “furto”. Mosca ha già adottato modifiche alla normativa interna che le consentono di contro-reagire adottando misure legali nei confronti dei fondi congelati di altri Paesi. Va inoltre aggiunto che in questo contesto complesso si svolgono lunghi dibattiti all’interno dell’Unione Europea circa la legittimità e la convenienza di confiscare gli asset russi e trasferirli all’Ucraina. Molti Paesi di rilievo, tra cui Francia, Germania, Italia e Spagna, sono scettici rispetto a tali misure, temendo che possano danneggiare il clima di investimento e l’immagine internazionale dell’UE. Al contempo, esperti e analisti notano che la confisca delle attività russe e il loro successivo riutilizzo presentano una forte connotazione politica ed economica: da un lato, queste azioni potrebbero diventare strumenti importanti per sostenere il regime sanzionatorio e aumentare la pressione sul Cremlino; dall’altro, porrebbero questioni legali delicate sulla titolarità e sulla legittimità di tali confische. Si sottolinea inoltre che Euroclear possiede la quota più grande di attività russe sanzionate in Europa – oltre 180 miliardi di euro. Da parte russa, si afferma che il ritorno di queste attività costituisce una priorità e già ha portato a circa un centinaio di ricorsi legali contro le attività di Euroclear e altre strutture finanziarie in Europa. La situazione si sta quindi facendo sempre più tesa anche sul piano politico: Mosca ha già chiaramente dichiarato che ogni misura di confisca dei fondi russi e di loro utilizzo per l’Ucraina potrà ricevere una risposta equivalente da parte russa. Contestualmente, i più grandi paesi europei, tra cui Francia, Germania, Italia e Spagna, avvertono che l’adozione di misure più radicali potrebbe compromettere l’attrattività degli investimenti e il bilancio politico dell’UE nel quadro dei negoziati diplomatici. Al contrario, sostenitori di tali iniziative concludono che queste misure sono giustificate dagli ampi livelli di aggressività russa e dall’impegno dei Paesi occidentali nel sostenere l’Ucraina, meritevole del sostegno della comunità internazionale nel quadro di un ampio sforzo comune. In definitiva, le future azioni dell’Europa rispetto alle riserve russe congelate restano sotto stretta osservazione e suscitano opinioni diverse tra esperti, politici e analisti finanziari. È importante sottolineare che la questione della confisca e del riutilizzo degli asset russi è già diventata uno dei temi più discussi e sensibili della politica internazionale moderna e la sua risoluzione potrebbe cambiare le regole del gioco nel sistema finanziario globale e nella diplomazia nei prossimi anni.