In Ucraina prosegue una vasta inchiesta riguardante abusi e maltrattamenti all’interno di una formazione militare, che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità investigative

Chas Pravdy - 02 Maggio 2025 17:43

Il sospettato di aver commesso crimini brutali nel 211° Brigata Pontoniere della Forza di Supporto delle Forze Armate dell’Ucraina – Vladislav Pastukh – al momento si trova in fuga all’estero, in particolare in Moldova. Questa informazione è stata resa nota da fonti ufficiali, tra cui le risposte dell’Ufficio Nazionale Investigativo (DBR), a una richiesta di “Ukrainska Pravda”. Le indagini internazionali e la collaborazione con le forze dell’ordine moldave stanno accelerando, poiché gli investigatori ucraini stanno cercando di ottenere la sua estradizione. Secondo le informazioni rese pubbliche dal DBR, alla fine del 2024, Vladislav Pastukh era già ricercato a livello internazionale e nazionale. In risposta ufficiale del 28 dicembre 2024, il 30 dicembre dello stesso anno è stata inviata una richiesta alle autorità moldave per la sua consegna all’Ucraina. Tuttavia, il 2 gennaio 2025 è stata presa la decisione di fermare tale procedimento, in conformità con il diritto penale processuale ucraino — poiché è in corso la procedura di ufficializzazione della sua ricerca e si stanno effettuando gli atti investigativi necessari. Precedentemente, il 26 dicembre 2024, i detective del DBR avevano notificato a Vladislav Pastukh un sospetto di abuso di potere in un periodo particolarmente delicato per il servizio militare — durante lo stato di guerra. Tale violazione prevede l’uso della forza o metodi crudeli senza necessità — ed è prevista dall’articolo 426-1 del Codice Penale Ucraino. Già due giorni dopo, il 28 dicembre, questa accusa è stata modificata e aggravata con articoli più gravi: torture (articoli 127, paragrafi 1 e 2) e imprigionamento illegale o rapimento di persona (articolo 146). L’indagine su questa vicenda è iniziata già a dicembre 2024, quando “Ukrainska Pravda” ha pubblicato i risultati della propria inchiesta su abusi, richieste di soldi e schemi di corruzione nel 211° brigata. Lo stesso giorno, il 17 dicembre, è stato reso noto che le autorità investigative del DBR avevano avviato un procedimento penale riguardo all’uso di metodi coercitivi non previsti dai regolamenti e di violenze sui militari, a seguito di indagini e testimonianze delle vittime. Successivamente, il 26 dicembre, i detective del DBR avevano notificato un sospetto al comandante di una delle mitragliatrici — Vladislav Pastukh — che, secondo quanto riferito dagli investigatori, era coinvolto in abusi e violenze contro i subordinati. Si scopre che questa vicenda affonda le sue radici in una struttura complessa e contorta all’interno della brigata, caratterizzata da schemi illegali di estorsione, connessioni c-simili e abusi sistematici di potere. L’obiettivo principale delle autorità ucraine è ora ottenere l’estradizione del sospettato dalla Moldova, anche se il procedimento viene ostacolato da questioni legali e diplomatiche. Gli investigatori ucraini collaborano attivamente con i colleghi moldavi, preparando tutti i documenti e i giustificativi necessari per riportare Vladislav Pastukh in Ucraina, al fine di effettuare le indagini e il processo giudiziario. Il recente sviluppo in questa vicenda conferma ancora una volta la serietà e la portata dei problemi nelle strutture militari, dove abusi e maltrattamenti sono diventati fenomeni sistemici. Media e cittadini seguono attentamente gli sviluppi, perché le azioni di soldati che dovrebbero difendere il paese si sono trasformate in fonte di paura e di disprezzo per la dignità umana. La responsabilità e la giustizia sono elementi chiave per ristabilire la fiducia nelle istituzioni militari e garantire il rispetto dei diritti dei militari. La conclusione dell’inchiesta e l’arresto di tutti i responsabili invieranno un chiaro segnale alle forze armate e alla società nel suo insieme: nessun abuso o violazione dei diritti umani resterà impunito. Allo stesso tempo, questo caso suscita una forte indignazione e solleva interrogativi sulla necessità di un controllo interno più approfondito e di riforme nel sistema di formazione e gestione militare, al fine di prevenire simili abusi in futuro.

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